I media digitali sono proposti sul web da due precisi “canali distributivi”: 1) Da professionisti e società specializzate 2) dagli utenti che si autoproducono il contenuto d’interesse.
A questo punto una domanda può sorgere spontanea: è possibile far incontrare o far coincidere questi due “canali” che sembrano diametralmente opposti? La risposta, di diversi eminenti professionisti, è stata questa: “se vogliono entrambi sopravvivere DEVONO assolutamente convergere in un reciproco interesse. Un interesse che deve essere condiviso”.
E’ indubbio che la concezione del termine “media” è decisamente cambiata negli ultimi anni – e questo grazie soprattutto alla Rete che ha dato il via ad una “informazione libera” – spesso gratuita, aperta a tutti e, soprattutto, creata dagli stessi utenti che ne sono diventati i protagonisti.
Per capire questo basta sapere che vi sono video di format Televisivi pubblicati su youtube, sempre a disposizione degli utenti, che arrivano ad avere più copertura ed impatto mediatico delle trasmissioni originali, oppure articoli (post), pubblicati sui blog da utenti privati, che vengono acquisiti come “news” da pubblicare da parte di diversi giornalisti professionisti.
Ormai possiamo anche dire che la linea di demarcazione tra il giornalista professionista e l’utente dilettante si è davvero assottigliata o, perlomeno, sì è offuscata.Ogni tipo di contenuto, perché sia considerato di qualità, deve essere necessariamente ben studiato, controllato e graficamente elegante ed incisivo, soprattutto quando ci troviamo di fronte ad un giornalismo professionistico. Per arrivare a produrre un contenuto interessante per gli utenti è quindi necessario un totale impegno nel lavoro di produzione che porta, ovviamente, ad avere costi fissi che ricadono pesantemente sui costi di gestione.
Allo stesso modo, però, la produzione di un contenuto gratuito da parte di scrittori/giornalisti autodidatti, o da semplici appassionati, alla fine ha i suoi costi. Il server che ospita il sito/blog e il sito stesso hanno i loro costi di gestione e manutenzione che, alla fine di ogni anno, incidono, più o meno pesantemente, sul bilancio complessivo.Una simile situazione sta infatti producendo DUE crisi economiche di prodotti non-profit :
1) L’industria dei media in generale sta subendo una dura crisi economica con il rischio di vedere ridotta sul mercato l’informazione quotidiana “di base” nonché, ovviamente, il numero di professionisti.
2) Le reti sociali, sostenute dai contenuti generati dagli stessi utenti (user generated content) ,pur avendo molti utenti attivi, non sono ancora oggi totalmente apprezzate dalle aziende come strumenti sui quali investire in termini di comunicazione e marketing. Risultato? Il rischio di vedere fallire progetti dall’alto valore aggiunto e dall’enorme valore di contenuti.
Cosa fare? E’ necessario integrare le due realtà :
free content + payment content = contenuti sociali + contenuti professionali
Ad esempio, siti popolari di prodotti o media di marca possono pensare di integrare al loro interno la componente sociale permettendo alle persone (utenti) di rendersi protagonisti al fianco dei professionisti. Se, poi, il sito “di marca” è aggregato ad altri siti di contenuto questa integrazione diventa decisamente più forte e potente. I brand più piccoli in questi contesti integrativi, probabilmente, potranno trarne maggiori vantaggi nella rivoluzione dei media sociali.
Altro esempio, anche se tecnicamente più difficile, è un integrazione di “collegamento” tramite interventi di sviluppo o co-sviluppo dei siti.
In tutto questo, e chiudo, il problema è di carattere culturale-filosofico perché i media, o mass media professionali, pensano ancora, nella maggior parte dei casi, che lo sviluppo dei contenuti effettuato anche tramite la collaborazione del pubblico sia pura follia.
A voi le dovute conclusioni.














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