Per questo post (articolo) parto da un’interessante considerazione di Rena Bernstein, che ho letto nella blogosfera, che cita: “Non so voi, ma io non conosco nessuno che vive la propria vita interamente online. Ogni giorno siamo tutti esposti a una varietà di media e messaggi di marketing. Allora mi chiedo, perché non è possibile fare una buona azione di marketing integrata con una comunicazione di tipo tradizionale ed una online?”
Sinceramente da un po’ di tempo mi pongo la stessa domanda alla quale, personalmente, mi sento di fornire la stessa risposta: “non è un problema di incompatibilità tra le due tipologie di comunicazione ma, al contrario, E’ UN PROBLEMA CREATO DALLE PERSONE, DA NOI, ESPERTI, AGENZIE, MANAGER O IMPRENDITORI”.
Io penso, e mi trovo d’accordo ancora con la Bernstein, che i mezzi di comunicazione sociale NON sono solo i blog, i wiki o i social network. Questo perché, per fare un esempio, quando ascoltiamo un messaggio TV o Radiofonico e poi trasferiamo tale esperienza agli amici, parlando “faccia a faccia” con loro, noi stiamo effettuando comunicazione sociale, conversativa e partecipativa. Oppure, ed arrivo al “punto focale”, dopo aver ascoltato questo messaggio TV o Radiofonico vado a trasferire questa esperienza agli amici attraverso i social media della Rete, sto facendo una perfetta attività integrata di comunicazione sociale dal “tradizionale” al “web”.
E’ ormai risaputo che molte aziende – e anche in questo caso siamo di fronte ad un “modello culturale” degli imprenditori – hanno timore ad usare solamente i social media, perché sono preoccupati di perdere il controllo della comunicazione, che si traduce anche in PERDITA DI POTERE. In questo caso una comunicazione a supporto ed integrazione di tipo tradizionale può portare l’azienda ad un maggiore controllo del messaggio, fornendo una propria “versione ufficiale” facendo attenzione, al tempo stesso, ad usare massima trasparenza ed onestà per essere credibili in quanto, in caso contrario, le persone della Rete conversano e parlano molto rapidamente e potrebbero, per questo, creare grossi problemi di reputazione all’azienda interessata.
La forza della comunicazione sociale, grazie soprattutto alla Rete e ai suoi mezzi sociali, è insita nel PASSAPAROLA tra le persone che sempre di più, prima di ogni acquisto, vogliono sentire il parere di altre persone. Questo è un aspetto “centrale” nella strategia di ogni tipo di Azienda, PMI comprese. Una comunicazione tradizionale NON deve aver paura a stimolare la conversazione delle persone in Rete, anzi, la deve con forza pretendere di contro. Ecco un altro punto d’integrazione: ascoltare quanto la Rete ha da dire attraverso le conversazioni tra persone porta all’azienda una patrimonio di idee a “costo zero” di assoluto valore commerciale e d’immagine, da usare nella campagna tradizionale.
Oggi non dobbiamo dimenticare che l’attenzione delle aziende deve essere rivolta alla costruzione di una strategia di comunicazione di tipo “opt-in”, ovverosia, fornita a chi effettivamente l’ha richiede specificatamente. Per fare un esempio, e lo faccio di proposito per sensibilizzare anche le PMI, un’azienda di prodotti di nicchia che decide di partecipare ad una Fiera – o comunque ad un Evento commerciale – può pianificare di attirare i potenziali clienti sviluppando, tempo prima, una comunicazione sociale sul web, attirando le persone veramente interessate a visitare lo stand o l’esposizione dell’azienda.
In conclusione colgo l’occasione per invitare i professionisti della comunicazione in genere, tradizionale e online, a fare finalmente serie considerazioni per lavorare insieme per il bene e l’interesse del cliente che si tradurrà, sicuramente, in interessi commerciali anche per loro.














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