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... è titolare dell'agenzia Sportmunity.com srl di Parma nella quale ricopre il ruolo di Executive Account e di responsabile dei servizi di web marketing 2.0 per le Imprese (grandi e PMI) e per lo Sport.

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Una recente ricerca di mercato negli USA (dove poteva avvenire altrimenti?) afferma che il 20% dei “tweet” (Twitter) sono in realtà delle informazioni, test di mercato e opinioni di persone relative a prodotti e servizi aziendali. Però il risultato più interessante e allo stesso tempo piacevolmente inaspettato, è sapere che il pubblico presta molta attenzione a questo tipo di “tweet” informativo-promozionale al punto tale, che circa il 50% degli utenti di Twitter (fonti : ROI Research – Performics) dopo aver ricevuto il “tweet” sente il bisogno di ulteriori e più complete informazioni da ricercare sul web.

La ricerca, strutturata su di un questionario di circa 100 domande, è stata effettuata su di un campione di 3.000 persone delle quali il 70% utilizza Facebook, il 40% Youtube e il 22% Twitter. Il 48% degli utenti Twitter entrato in contatto con un brand grazie al “tweet”, si è successivamente interessato a reperire ulteriori informazioni in Rete mentre per quanto riguarda gli altri social network, la percentuale si aggira intorno al 34%. Entrambi comunque sono dati impressionanti.

Twitter caratterizzato dalla brevità (140 caratteri) del messaggio impone, anche solo per curiosità, la ricerca di altre informazioni all’utente mentre al contrario su Facebook e Youtube, le informazioni vengono fornite spesso in modo molto approfondito e preciso al punto tale che sono ritenute fin da subito soddisfacenti.

Ritornando all’indagine, il 44% degli intervistati ha detto di aver consigliato prodotti e servizi tramite i social media ,mentre il 39% ne ha anche discusso specificatamente su Twitter.

Dati di questo tipo fanno pensare di aver individuato un nuovo canale di business grazie ai social media, il cui uso corretto però rappresenta una forte responsabilità per l’Azienda e il professionista/consulente i quali devono trasmettere agli utenti nelle loro conversazioni competenza, entusiasmo, speranza ed opportunità. Il tutto comunque deve inziare da una attenta ricerca, e l’attivazione di un programma partecipativo nei social media rappresenta solamente la prima risposta in chiave commerciale. Successivamente è necessario capire come, dove e quando le persone interagiscono tra di loro attorno al business aziendale (prodotto e/o servizio) e attorno al business dei concorrenti diretti ed indiretti.

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